Parchi Nazionali, ambientalisti in rivolta: “No alle nomine politiche”

Dopo l’approvazione del Senato è in discussione alla Camera la riforma della legge quadro n. 394/91 che tutela i parchi e le aree marine del nostro Paese.

A rischio è il 10% del patrimonio naturale italiano: con l’approvazione della riforma, infatti, lo sviluppo economico prevarrà sulla tutela della natura, prioritaria secondo la Costituzione (art. 9).

Ancor più grave, ai presidenti e ai direttori dei Parchi non saranno più richieste specifiche competenze ambientali o naturalistiche ma “generiche qualifiche di gestione“.

Un anticipo della riforma sembra essere la nomina del presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, che pur non avendo competenze di tutela ambientale e senza aver superato un concorso pubblico per titoli ed esami si trova attualmente a ricoprire la carica.

Gli ambientalisti sono sul piede di guerra, su tutti il WWF che ha proposto una modifica sostanziale alla riforma che però non è stata accolta: il presidente del Parco deve necessariamente avere delle specifiche competenze ambientali.

In soldoni, per gli ambientalisti la nomina dei presidenti dei parchi non può essere decisa dalla politica e deve attenersi alla preparazione e al merito.

Tra le assurdità della riforma vi è anche la possibilità di cedere i marchi del Parco per prodotti e servizi (art. 8) senza introdurre alcuna specifica e senza seguire un regolamento unico, nazionale e identico per tutti i parchi: ogni Parco potrà realizzare il proprio regolamento.

Non è tutto: nonostante non abbia nulla a che fare con l’argomento della proposta di legge, l’art. 26 della riforma prevede che il riconoscimento delle associazioni ambientaliste sia dato solo a quelle presenti in almeno in 10 regioni e con 5 anni di attività continuativa.

Un modo ingegnoso per fare orecchie da mercante e fregarsene delle giuste istanze di cittadini e attivisti che vivono il territorio ma che agiscono senza un’associazione “forte” alle spalle.

Insomma, se prima era chiara la volontà di tutelare la biodiversità e la natura del nostro Paese, ora si è abbassata la guardia sulla necessità di difendere il patrimonio naturale in nome di interessi economici e politici che nulla hanno a che vedere con la rappresentanza degli interessi generali rappresentati dallo Stato.

di Francesco Servino