Parco Nazionale del Vesuvio, Casillo alla riscossa

Care cittadine, cari cittadini,

In queste settimane, il Presidente Casillo, si è dato un gran da fare per difendersi dalle “accuse infondate che rischiano di compromettere l’immagine del Parco” e per far ripartire il suo “Tutto Cambia” tour.

Primo atto.

Dando sfoggio di notevole faccia tosta, Casillo ci ha voluto ricordare nei giorni scorsi, postando una serie di documenti su FB, suo canale di comunicazione preferito, che lui ha la coscienza a posto, ovvero che ha “le carte a posto”, avendo già da Marzo chiesto ai comuni del Parco di fare la loro parte e precisamente: pulire i boschi; rimuovere i rifiuti che potessero fare da innesco ad eventuali incendi; monitorare le aree a maggior rischio di incendi (che l’ufficio tecnico del Parco non mancava di segnalare); organizzare il volontariato e la protezione civile nell’ottica della prevenzione. Viene da chiedersi: ma l’Ente Parco che ci sta a fare? Casillo risponderebbe sicuro: a ricordare ai Comuni quello che devono fare. Qualche maligno aggiungerebbe: a far buttare il sangue ad un agricoltore che per essere autorizzato a pulire il proprio fondo impiega non meno di due mesi a compilare scartoffie.

E’ chiaro che non può essere questo il ruolo dell’Ente Parco.

Quindi Casillo se ne lava le mani: lui a Marzo aveva già avvertito i comuni; già a Gennaio aveva convocato le prime riunioni con Regione, Area Metropolitana, Carabinieri Forestali per l’antincendio boschivo.

Ma concretamente cosa diavolo ha fatto l’Ente Parco dall’estate del 2016 a quella del 2017?

Secondo atto.

Casillo è male informato (diciamo così), quando afferma che la maggior parte dei sentieri sono stati puliti dagli operai della SMA e da quelli dell’Area Metropolitana (vedi suo post su FB del 27 Luglio). Chi frequenta i sentieri può smentirlo in qualunque momento.

Per non parlare degli interventi mai effettuati di manutenzione dei boschi.

Terzo atto.

Casillo chiama a raccolta l’Università (è notizia di pochi giorni fa) e decide che sarà essa ad indicare le linee guida per il ripristino ambientale che poi operai e tecnici della SMA e dell’Area Metropolitana metteranno in pratica. Nell’immediato quello che va fatto subito e senza indugio è liberare e mettere in sicurezza la strada Matrone da alberi pericolanti per consentire il passaggio dei Bus Turistici diretti al Gran Cono.

Memento: già l’anno scorso dopo l’incendio devastante che bruciò le pinete di Terzigno e non solo, assistemmo (sempre via FB) ad un tour organizzato di accademici con il giovane Casillo in perlustrazione nei boschi. Si parlò, tra l’altro, dell’impiego della tecnica del fuoco prescritto, ma non se ne è fatto nulla né si è fatto altro.

Avvertenza: bene che l’Università dia le linee guida e magari faccia anche qualcosa in più (chi fa la direzione dei lavori?) ma per una operazione di ripristino ambientale della portata e complessità di quella che va fatta sul Vesuvio, occorrono ditte specializzate, operai specializzati, capi operai e tecnici altamente qualificati e in gran numero. Non conosciamo ditte campane attrezzate per un’opera così importante. Probabilmente bisognerà guardare fuori regione. Dubitiamo fortemente che gli operai della SMA e dell’Area Metropolitana possano farsi carico di questa impresa se non in supporto ad una ditta all’uopo individuata. A quanti in questi giorni si sono detti giustamente preoccupati del pericolo di infiltrazioni camorristiche negli appalti, diciamo che diamo per scontato che non ci saranno infiltrazioni camorristiche. Quello che ci preoccupa maggiormente è che questo lavoro venga fatto e che venga fatto bene.

Quarto atto.

Con il documento approvato alla unanimità il 2 Agosto (anch’esso postato su FB), Casillo ottiene che il consiglio direttivo sposi almeno formalmente la sua linea. In sintesi il documento afferma che:

1) La colpa è della mano criminale che ha colpito con l’intento di distruggere l’area protetta e di screditare l’istituzione che la governa;

2) Sugli incendi il Parco ha competenze limitate e in ogni caso non si è tirato indietro dallo svolgere un compito di regia (è scritto proprio “regia”);

3) Sui rifiuti il Parco non ha competenze ma chiederà nientemeno che la eliminazione di tutte le discariche censite presenti nelle cave in area Parco (è scritto proprio “eliminazione”);

4) C’è bisogno di un vero e proprio “Piano Marshall” per il Parco;

5) Il lavoro intrapreso per rilanciare l’area protetta riprenderà con più forza di prima, ecc. ecc., ma ovviamente non si fa nulla senza la massima collaborazione tra le diverse istituzioni

Dispiace, ma non sorprende, che questo documento sia stato sottoscritto anche dal rappresentante di Legambiente, Pasquale Raia, il quale, invece, bene avrebbe fatto a dimettersi per protesta contro la Presidenza, ma tant’è …

Per il resto il documento non aggiunge nulla di nuovo a quanto già sapevamo …

E’ sempre più evidente che non possono essere né questo Presidente né questo consiglio direttivo a guidare la fase nuova, il “Piano Marshall” auspicato dai consiglieri …

Giovanni Marino.