San Giuseppe Vesuviano non cambia e sceglie Lega

San Giuseppe Vesuviano sceglie di non cambiare e premia la Lega Nord con oltre 9000 preferenze: l’esito del ballottaggio consegna la vittoria a un sindaco divenuto leghista immediatamente dopo la vittoria, avendo già annunciato il suo tesseramento con il partito di Matteo Salvini.

Eppure al primo turno la maggioranza dei sangiuseppesi aveva scelto le alternative a Vincenzo Catapano: Antonio Agostino Ambrosio, Ivan Pasquale Casillo, Antonio Borriello e Francesco Giugliano avevano, infatti, un unico rivale in comune, ma il fronte del dissenso non si è compattato al ballottaggio, per ideologie antiquate e logiche divisorie stavolta incomprensibili.

Per quanto riguarda gli sconfitti si possono trarre due analisi: non è stata recepita la proposta politica di Ambrosio, che ha candidato il maggior numero di giovani e di donne, che aveva un programma redatto dai cittadini e che porterà nonostante tutto in consiglio comunale due volti nuovi (Luigi Moccia e Michele Sepe); il centrosinistra non impara dai propri errori e presentandosi diviso, come cinque anni fa, per i soliti personalismi, ha scomposto un voto che l’avrebbe portato al ballottaggio e probabilmente alla vittoria: la scelta più sensata sarebbe stata quella di sostenere il candidato con più esperienza, Ivan Casillo, e trovare la quadra su un programma condiviso.

Sinceramente noi de Il Cactus Giornale crediamo che San Giuseppe Vesuviano, negli ultimi 5 anni, non abbia fatto grossi progressi e che sia regredita sotto troppi aspetti: lo abbiamo documentato spesso tramite il nostro giornale, sorbendoci accuse di ogni genere dai sostenitori di parte, ma l’elettorato si è espresso ed è dunque convinto la città sia divenuta una sorta di Svizzera o che abbia trovato collocazione in Lombardia.

Ciò che ci auguriamo, ovviamente, è solo il meglio: San Giuseppe Vesuviano non merita di accontentarsi del minimo indispensabile ma deve osare in grande, raccogliere le sfide moderne e concentrare il dibattito non più sulle madonnine e sulle fontanine in piazza ma sull’evoluzione in smart city, sull’immigrazione, sui servizi, sui giovani e sul lavoro e dare spazio alle eccellenze e al merito, altrimenti il futuro nei prossimi 5 anni appare tristemente segnato.

di Francesco Servino