Terzigno, il Natale che volevamo?

Il cartellone eventi natalizio allestito da comitati e associazioni a Terzigno sta assumendo sempre più i connotati di vetrina per sindaco e assessore alla cultura che intervengono in ogni occasione per raccontare gli “enormi sforzi” fatti per il rilancio del paese, vuoi che si parli di fashion, vuoi che si parli di capperi di Pantelleria.
Eventi in alcuni casi flop perchè hanno più a che vedere con la politica che con la cultura e a cui, inevitabilmente, finiscono col partecipare i soliti noti che se la cantano e se la suonano: d’altronde una rassegna che ha il grave difetto di essere culturale e basta che utilità può avere in chiave di voti?
Chi governa Terzigno ha dimostrato che quando non può prendersi meriti non partecipa, disertando per esprimere il dissenso: manco stessimo parlando di aristocratici illuminati, ma di persone che fino a pochi mesi fa non sapevano dei reperti sparsi in Cava Ranieri, pur definendosi oggi “cabina di regia” archeologica.
E’ accaduto in maniera vergognosa con la proiezione di Dual Shakespeare al Museo Emblema lo scorso Ottobre, un’opera manifesto delle eccellenze del territorio a cui nè sindaco nè assessore alla cultura hanno partecipato, forse attendendo un invito speciale in carta d’Amalfi o aspettandosi, come nel caso de “Il Natale che Vorrei”, di metterci il cappelletto, nonostante l’impassibilità alla sua realizzazione.
D’altronde i segni degli sforzi di questa amministrazione sono evidenti: spazzatura a tonnellate in quasi tutte le strade secondarie, roghi tossici, strade colabrodo, ville romane interrate, Città del Fanciullo ancora chiusa, porte sbattute in faccia agli attivisti pro Parco Archeologico, un sistema di videocamere da un milione di euro definito inutile da chi ha competenza ambientale, ettari di pineta incendiati in circostanze ancora da chiarire e spenti con gli scarichi fognari di Vasca al Pianillo, Striscia la Notizia Le Iene ormai di casa alle falde del Vesuvio… Chi più ne ha più ne metta!
Ciò che non è finalizzato alla politica non è degno di interesse, dunque non è d’interesse la cultura, neanche se portata avanti da giovani eccellenze locali, costrette a emigrare nei comuni viciniori per veder riconosciuto il proprio impegno.
“Risorse”, come ambiguamente vengono definite, che non solo non vengono valorizzate ma annientate quando qualcosa sfugge ai radar politici.
La cultura è da sempre nemica del potere, se “potere” si può definire quello di una imberbe amministrazione locale: quando la cultura affiora a Terzigno va interrata, prima che provochi “danni”. Per qualcuno è una sorta di mostro, corrompe le anime e le menti: accadeva con la fotografia un secolo fa, le persone erano convinte che gli rubasse l’anima.
Terzigno culturalmente resta una realtà arretrata soprattutto a causa dei governanti e della loro ingerenza, perchè quando i cittadini alzano la testa e propongono qualcosa di libero e stimolante le istituzioni mostrano disinteresse, sperando di trascinare dietro una corte di capre: è a causa loro, dunque, che una rinascita culturale nella città del vino non può avvenire, perchè gli operatori culturali non asservibili sono considerati untori da cacciare con torce e forconi.
Indefessi difensori – più fessi che “inde” – dell’attuale amministrazione Ranieri, pur consapevoli della gravità di certe situazioni e di certi comportamenti infantili e arroganti continuano a ripetere come un disco rotto “sono bravi ragazzi“, senza considerare che è proprio questa l’aggravante: per questi sodali, in fondo, il 2016 poteva andare peggio!
di Francesco Servino