Vesuvio in fiamme, tra bufale ed errori su cui ragionare

E’ stata un’altra giornata drammatica quella di ieri nel Parco Nazionale del Vesuvio: nel primo pomeriggio le fiamme a ridosso della discarica ex Cava Sari di Terzigno, dov’è presente un impianto di captazione di biogas, hanno fatto temere il peggio.

L’azione di due Canadair concentrati su questa aerea si è rivelata decisiva: in azione Vigili del Fuoco, SMA Campania e volontari.

Le fiamme sono arrivate anche a ridosso di Villa Dora, l’azienda vitivinicola che produce il Lacryma Christi DOC, prodotto di eccellenza terzignese: fondamentale anche qui l’intervento combinato di volontari e Vigili del Fuoco.

Situazione critica anche a Ottaviano, dove nel pomeriggio il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha incontrato alcuni sindaci della Comunità del Parco per fare il punto della situazione sugli incendi.

Nulla di memorabile: come da copione le conclusioni sono state “la colpa è della camorra, il Parco non ha responsabilità“.

Quali siano le responsabilità del Parco non è chiaro a molti, ma verrà il tempo delle spiegazioni.

Il Cactus Giornale continua a fare la sua opera di giornalismo e di aiuto sul campo, con buona pace di chi vorrebbe imporci cosa scrivere, con i metodi ormai consueti dello squadrismo e del “capannello” fatto di ingiurie, offese e attacchi alla persona e osservazioni di altissimo spessore intellettuale come quelle su un’immagine che mostrerebbe l’incendio a Messina, largamente condivisa sui social, la cui larga propagazione ci è stata imputata. No comment.

Diverse le bufale anche pesanti che sono circolate negli ultimi giorni sulla stampa e che Il Cactus Giornale è stato lesto a smentire: Cava Sari che ha preso fuoco, i gatti usati per dar fuoco alla pineta (!), il piromane che è stato arrestato.

Cava Sari è stata minacciata seriamente dalle fiamme e ancora questa notte due pericolosissimi incendi si sono sviluppati a suo ridosso ma la discarica non si è mai – e sottolineiamo dal primo momento mai – incendiata.

Un incendio in particolare ha destato preoccupazione stanotte: i volontari in zona, allarmati per il bagliore di un’esplosione, sono intervenuti sul posto con i Vigili del Fuoco.

A prendere fuoco un’automobile all’interno di un terreno privato sulla Sari.

L’incendio si stava propagando velocemente nella pineta e minacciava un casolare: il terreno, ancora rovente per le fiamme della mattina, ha reso non facili le operazioni di spegnimento, ma Vigili e volontari sono stati lesti a reperire acqua e secchi e in due ore di lavoro hanno scongiurato il pericolo.

In merito ai “gattini incendiari” non ci voleva un grande intuito per comprendere l’assurdità dell’ipotesi: perchè un piromane già sul luogo del misfatto anzichè ricorrere direttamente all’impiego di taniche di benzina e di un accendino dovrebbe dar fuoco a un gatto?

La bufala è stata riportata da quotidiani prestigiosi, che hanno fatto a gara per riportare quante più sciocchezze possibili nell’arco di otto giorni di incendio: per fortuna è arrivata anche la smentita del generale Sergio Costa dei Carabinieri Forestali, che parla di animali vittime casomai dell’incendio, come purtroppo molti ce ne sono stati.

Terza falsità, il piromane del Vesuvio è stato arrestato: premesso che i piromani non sembrano c’entrare proprio con l’aggravarsi di questo incendio, partito da un focolaio mal gestito di origine dolosa tra Ercolano e Torre Del Greco, un uomo colto in flagranza di reato è stato arrestato in provincia di Benevento, un contadino che come troppi altri stava dando pericolosamente fuoco a sterpaglie.

Volendo essere seri, razionali e precisi, l’analisi da condurre dovrebbe essere questa: il Parco Nazionale del Vesuvio è pieno di discariche abusive di rifiuti anche tossici e pericolosi.

Diverse zone sono soggette allo sversamento selvaggio di scarti tessili, edili, amianto e ogni genere di schifezze: quando i rifiuti diventano troppi, vengono incendiati dalla criminalità più o meno organizzata per poterne scaricare altri.

La situazione è immutabile da molti anni, a causa della mancanza di controlli e meccanismi di intervento efficaci: qualcuno si sta accorgendo in queste ore che Ercolano, Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase, Boscoreale, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano e Ottaviano rientrano nella cosiddetta Terra dei Fuochi.

Dai roghi di rifiuti in area Parco le fiamme si propagano alla pineta, che prende fuoco facilmente, complice la mancata pulizia del sottobosco formato da aghi di pino secchi facilmente infiammabili: anche in questo caso è chiaro a chi ne spetti la cura.

A peggiorare la situazione non hanno contribuito gli animali incendiari ma le avverse condizioni climatiche: caldo record, pioggia che non cade da settimane e un vento che in taluni casi crea dei veri e propri vortici che trasportano i tizzoni ardenti in altre parti del bosco.

Basta tirare in ballo assurde ipotesi sull’abusivismo edilizio e sugli attacchi diretti alla Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, perchè l’azione criminale ai danni dell’intero patrimonio naturalistico del Sud Italia non è messaggio diretto a lui (!): d’ora in avanti bisognerà ragionare sulla ripartizione delle competenze, sull’accertamento delle responsabilità di ognuno, sul coinvolgimento degli ambientalisti e delle associazioni in ruoli di sensibilizzazione e tutela.

Possibilmente anche sul contrasto della criminalità che gestisce porzioni di Parco come vere e proprie discariche, incendiando sistematicamente i rifiuti durante tutto l’anno: su quest’ultimo punto, però, ben pochi ripongono speranze di un concreto aiuto dello Stato.

di Francesco Servino