Vesuvio a fuoco da 5 giorni: Casillo abbaia alla Luna

Da Sabato pomeriggio brucia uno dei boschi più belli del Parco Nazionale del Vesuvio formato da querce centenarie e pini mediterranei su lave antichissime.

Nelle ultime ore l’incendio ha raggiunto il Colle Umberto, minacciando concretamente la sede dell’Osservatorio Vesuviano, il primo osservatorio vulcanologico al mondo, fondato nell’800: a dare l’allarme è l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Mercoledì scorso un vasto incendio si era sviluppato in Via Vesuvio a Torre  del Greco bruciando velocemente ginestre e sterpaglie ed esponendo a un serio rischio l’incolumità dei turisti, costretti a evacuare l’Hotel “Il Sentiero”.

L’incendio, apparentemente spento, ha ripreso vigore Venerdì scorso, quando il fuoco, purtroppo, ha varcato la rete di recinzione della Riserva Tirone Alto Vesuvio, la più preziosa del Parco Nazionale.

Intervenuto sul posto, Giovanni Marino del Movimento Cittadini per il Parco ha potuto constatare quanto segue: “Un incendio mal spento, di origine quasi sicuramente non dolosa, partito da una strada molto trafficata e arrivato nel cuore del Parco distruggendo ettari di un patrimonio naturalistico unico al mondo (e non è un modo di dire nel caso specifico)“.

In risposta al Presidente del Parco, Agostino Casillo, che sistematicamente addossa le cause degli incendi alla camorra, Marino ha aggiunto: “Le cause non vanno ricercate nella camorra, che davvero non c’entra niente in questo caso, ma nell’incuria in cui viene tenuto il bosco e nella inefficienza e inefficacia delle azioni di spegnimento e pronto intervento. Parlare di camorra e richiedere l’esercito non serve ad altro che a distogliere l’attenzione della opinione pubblica dalle vere cause, dai veri problemi“.

Quali sono i veri problemi? Quelli che da oltre un anno gli ambientalisti e il nostro giornale continuano a fare presente al Presidente del Parco: bosco non mantenuto, mancanza di un numero congruo di squadre a terra ben addestrate e ben equipaggiate, mancanza di un coordinamento h24 delle squadre a terra da parte del Parco.

Dopo il mega incendio dell’anno scorso che ha visto andare in fumo l’intera pineta di Terzigno, cioè una grossa porzione di Parco Nazionale del Vesuvio, spento nelle prime fasi con l’impiego delle “acque” della bomba tossica Vasca al Pianillo (!), si spera che al termine di questa nuova tragedia, che sta imperversando sul fronte di Ercolano, vengano finalmente accertate le responsabilità di chi amministra e che si apra finalmente la stagione del confronto, con la partecipazione di chi ha a cuore le sorti del territorio, lo vive ed è competente sulle questioni ambientali, affinchè certi disastri, che sembrano essere frutto prima di tutto dell’impreparazione, non abbiano più a ripetersi.

di Francesco Servino