Un anno fa il (secondo) maxi incendio del Parco Vesuvio: a che punto siamo oggi?

Il 5 Luglio 2017, in Via Vesuvio ad Ercolano, complici l’incuria e un lungo periodo di siccità, prendeva origine il maxi incendio che ha devastato due terzi del Parco Nazionale del Vesuvio.

A Luglio 2016, un anno prima, ad andare in fumo è stata la quasi totalità della pineta di Terzigno, un disastro che ha trovato minore risalto sui media ma ben documentato da Il Cactus Giornale, che con un reportage da centinaia di migliaia di visualizzazioni è riuscito a far cambiare il piano di approvvigionamento dell’acqua utilizzata per le operazioni di spegnimento degli incendi, che veniva attinta dalla bomba tossica Vasca al Pianillo di San Giuseppe Vesuviano e che finiva con l’innaffiare le coltivazioni d’eccellenza.

Sebbene alla maggioranza degli elettori vesuviani le questioni inerenti l’ambiente importino solo quando si ripercuotono direttamente sulla propria salute, vorremmo comunque ricordare alcuni fatti salienti dell’incendio “più fresco”, quello di Luglio 2017, che ha visto nell’azione eroica dei volontari antincendio di Terzigno, Ottaviano e Torre del Greco, al fianco dei Vigili del Fuoco, la sua principale caratteristica, uno slancio di civismo che rimesso le sorti di un bene collettivo, nel momento più critico, nelle mani dei cittadini, strappandolo per qualche giorno a un’élite presuntuosa che perde, Deo Gratias!, inesorabilmente consensi (ma che si ostina a non voler cambiare).

Volontari che non hanno ricevuto encomi dall’Ente Parco, assai poco avvezzo alle critiche e ai “colpi di testa” degli ambientalisti, bensì strane forme di ostracismo che perdurano tutt’ora, alle quali non daremo la benchè minima importanza e sulle quali non ci soffermeremo: il civismo, si è detto, quello che taluni organi di stampa nazionali hanno tentato di screditare, propinando fake news che noi de Il Cactus Giornale – impegnati in prima linea per tutta la durata della tragedia – siamo stati lesti a smentire, dai “gatti incendiari” ai presunti piromani del beneventano in gita, collaborando ai fini di una corretta informazione con i siti specializzati (articolo su BUTAC).

Quando le fiamme sono arrivate a lambire assai pericolosamente la discarica Cava Sari, in cui è presente un impianto di biogas, e veniva concentrata lì l’azione di tutti i Canadair, addirittura c’è stato il tentativo di insabbiare a tutti i costi la notizia, sostenendo a riguardo delle foto e dei video diffusi su internet (questi ultimi impossibili da artefare anche per un tecnico di Hollywood) che si trattasse di “fotomontaggi” o inquadrature da prospettive particolari (!).

Insomma, tutto il marcio della politica e della stampa prezzolata è venuto fuori in quei “giorni di fuoco”, ottimamente raccontati da Ciro Teodonno nel suo ultimo articolo: http://www.ilmediano.com/vesuvio-i-giorni-di-fuoco/.

Ad oggi i “volontari” del Vesuvio continuano la loro azione, cercano di informare, di scuotere le coscienze e le istituzioni e lanciano un allarme perchè a loro avviso poco è stato fatto per impedire che si scateni un incendio per il terzo anno consecutivo.

Le problematiche del Vesuvio restano tante e irrisolte, a partire dall’abbandono selvaggio dei rifiuti: non passa sera che ai piedi del vulcano non si respiri un’aria ammorbata dai roghi di spazzatura.

Alcune porzioni del Parco sono inoltre appannaggio della criminalità organizzata, che le gestisce come vere e proprie discariche a cui saltuariamente dà fuoco: accade quando la spazzatura diviene troppa, ad esempio in Via Cifelli a Boscotrecase, la via dei ristoranti.

E poi gli abusi, l’amianto depositato, il randagismo: a dispetto delle cattive azioni e del malgoverno c’è chi cerca comunque di tutelare il tutelabile e di valorizzare quello che è rimasto, dimostrando di avere a cuore il territorio.

Il Vesuvio non è solo sfruttamento intensivo del Gran Cono – a proposito, andrebbe fatta una seria lezione a chi di dovere sul turismo sostenibile – ma un complesso habitat in cui trovano spazio eccellenze agricole e risorse meritevoli di maggiore attenzione: negli ultimi anni l’impegno da parte di alcuni cittadini, comitati e associazioni è stato notevole, e come nel caso dello scrivente ha portato a importantissimi risultati come la bonifica di Cava Ranieri a Terzigno e la salvaguardia dell’immenso patrimonio archeologico al suo interno ma, inspiegabilmente, l’Ente Parco non apre un canale e si dimostra chiuso al dialogo e duramente critico nei confronti di chi non diffonde sempre e comunque un’immagine positiva del Vesuvio.

Così cittadini volenterosi sono finiti con l’essere paragonati a “sciacalli” e considerati alla stregua dei “criminali che hanno lanciato un attacco” che, a dispetto di quanto si è inteso far credere, non è stato condotto dalla camorra irritata per il virtuosismo (… sic!) dell’Ente Parco: una tesi smentita dai carabinieri e utile a scrollarsi di dosso molte responsabilità.

Ad oggi, dopo due immani disastri, i cittadini continuano a chiedere lumi all’Ente: c’è una strategia in atto per riqualificare il Vesuvio? In cosa consiste? I provvedimenti presi finora serviranno a scongiurare un’altra catastrofe? Che ruolo riveste il Parco nella prevenzione degli incendi (in considerazione del piano AIB e del protocollo stipulato con la SMA)? Quel “Grande Progetto Vesuvio” da attuarsi nel triennio 2018-2020 si sta concretizzando?

Domande in cerca di risposta.

di Francesco Servino